La Giustizia mancata in Brasile: il caso di Marielle Franco

A 38 anni, Marielle e il suo autista, Anderson Gomes, sono stati uccisi la sera del 14 marzo a bordo della loro automobile, nel quartiere di Estácio a Rio de Janeiro, poco dopo aver partecipato a un dibattito pubblico. Nell’agguato ha perso la vita anche il suo autista mentre un addetto stampa è rimasto ferito.

Sono stati esplosi almeno 13 colpi, quattro delle quali hanno colpito Marielle alla testa. La natura della sparatoria e la presenza degli aggressori a bordo di due veicoli indicano che l’agguato è stato attentamente pianificato e portato a termine da persone addestrate. Quanto riportato dalla stampa suggerisce che l’uccisione sia stata pianificata con attenzione, e che abbia coinvolto agenti dello stato e forze di sicurezza.

Secondo fonti giornalistiche le telecamere a circuito chiuso collocate nei pressi della scena del crimine erano state spente poco prima e chi ha premuto il grilletto era stato addestrato all’uso dell’arma del delitto, una mitragliatrice forse rubata da un arsenale della polizia civile. I proiettili sarebbero stati sottratti a una fornitura ordinata dalla polizia federale.

Nata e cresciuta nella favela di Maré di Rio, Marielle era una sociologa con un master in amministrazione pubblica; ha iniziato a lavorare nel campo dei diritti umani nel 2000, dopo che un amico era stato ucciso in una sparatoria nel loro quartiere.

Eletta al consiglio comunale di Rio de Janeiro nel 2016, quinta per numero di voti ricevuti, Marielle era conosciuta per il suo impegno in favore dei diritti umani.

Per oltre un decennio, Marielle ha lavorato per difendere i diritti umani di giovani neri, donne, residenti di favela e persone Lgbti. Ha anche denunciato le esecuzioni extragiudiziali e le altre violazioni dei diritti umani commesse da agenti di polizia e altri agenti dello Stato.

Pochi giorni prima di essere assassinata, era stata nominata relatrice della commissione istituita dal consiglio comunale per monitorare l’intervento federale nelle questioni cittadine di pubblica sicurezza nella città di Rio.

Il suo omicidio è un altro esempio dei pericoli che i difensori dei diritti umani devono affrontare in Brasile.

“Dietro l’omicidio di Marielle potrebbe esserci un potente gruppo che pensa di avere la facoltà di agire impunemente. Le autorità devono dimostrare loro che hanno torto e assicurare che tutti coloro che sono coinvolti in questo crimine siano consegnati alla giustizia in un giusto processo”, ha affermato Jurema Werneck.

Soltanto nel 2016, 66 difensori dei diritti umani sono stati uccisi in Brasile. Eppure la maggior parte delle uccisioni di attivisti per i diritti umani non sono oggetto di indagine e raramente si trovano i responsabili. Il Brasile è uno dei paesi più mortali al mondo per coloro che difendono in diritti umani, con almeno 58 omicidi nel 2017. Queste uccisioni scoraggiano la mobilitazione e alimentano paura e silenzio nella società.

In seguito alle pressioni di Amnesty International e di altre organizzazioni della società civile, ad agosto l’ufficio del pubblico ministero brasiliano ha annunciato che investigatori specializzati erano stati incaricati di lavorare sul caso di Marielle insieme a una nuova squadra del Gruppo speciale sul crimine organizzato (Gaeco) che ha preso in carico l’inchiesta a settembre.

Amnesty International ha affermato che questo è un passo nella giusta direzione, ma ha anche invitato le autorità a coinvolgere il Gruppo speciale di azione di pubblica sicurezza (Gaesp) nelle indagini. Questa unità specializzata ha il compito di indagare sugli abusi della polizia e assicurarsi che la polizia conduca indagini professionali.

Monica Benìcio è stata la compagna di Marielle Franco: le due donne si conoscevano da quando avevano solo 14 anni. La loro relazione è stata la dimostrazione della resistenza più tenace contro chi ancora non ammette rapporti tra lo stesso sesso in Brasile.

“Marielle è stata una compagna straordinaria, credo che il suo maggior contributo, oltre all’impegno in Parlamento, fosse quello di condividere la sua vita pubblicamente, non nascondere la nostra relazione, far vedere che era un amore legittimo, che era felice, che la nostra famiglia esisteva.”

Tutti i giorni [con Marielle] erano giorni per mobilitarsi. Erano giorni di resistenza perché dovevamo affermare quotidianamente che il nostro era un amore legittimo e che non avremmo smesso di amarci solo perché la gente non lo credeva tale“.

Il sostegno delle persone è stato grandissimo. Mi ha aiutata a proseguire con questa battaglia. È quello che mi fa alzare ogni mattina, che dà un senso alle mie giornate“.

Sapere che c’è una rete di solidarietà internazionale è la dimostrazione del fatto che qualcosa si sta muovendo, che stiamo ottenendo giustizia, stiamo facendo pressione per avere delle indagini, ma sopratutto stiamo lottando perché quello che è successo a Marielle non accada a nessun altro“.

A inizio agosto Amnesty International Italia ha incontrato con la nostra sezione l’avvocata Marinete da Silva, mamma di Marielle, in visita in Italia per parlare dell’omicidio di sua figlia e del suo instancabile lavoro per la realizzazione dei diritti umani all’interno delle Favelas. Ha potuto incontrare il Papa in udienza privata, rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri e dell’Ambasciata del Brasile, la società civile italiana e le attiviste e gli attivisti di Amnesty.

“Ogni giorno che passa il riconoscimento internazionale dell’esempio dato da mia figlia cresce e si trasforma in una lotta per la giustizia, che chiede conto allo stato brasiliano di ciò che è accaduto”

 “Marielle era una leader naturale. Ogni volta che prendeva parte a un progetto, era sempre con lo scopo di aiutare il prossimo, con la convinzione che un’organizzazione collettiva basata sulla solidarietà potesse cambiare il mondo. Fare qualcosa per gli altri la faceva stare bene. La mia famiglia non si darà pace finché non avrà trovato la risposta al perché di questo crimine”.

Da quando Marielle Franco è stata uccisa, Amnesty International i si è mobilitata per fare luce sul suo omicidio e per assicurare i responsabili alla giustizia. La campagna di Amnesty International per ottenere verità e giustizia per Marielle, solo in Italia, ha raccolto decine di migliaia di firme.

Chiedi anche tu alle autorità brasiliane di condurre un’indagine rapida, esaustiva, imparziale e indipendente che identifichi non solo chi ha sparato ma anche chi ha ordinato il duplice omicidio!

https://www.amnesty.it/appelli/giustizia-per-marielle/

marielle-franco

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